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The endless river – Il nuovo disco dei Pink Floyd

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La copertina del disco
La copertina del disco

Non è assolutamente semplice recensire un disco dei Pink Floyd, soprattutto oggi, a distanza di vent’anni dal loro ultimo lavoro. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel lontano 1994…c’è stata la reunion del Live 8 che poteva portare alla speranza di una definitiva reunion con Roger Waters…ma soprattutto c’è stata la morte di Rick Wright, vera anima musicale dei Floyds; con la sua dipartita si erano chiuse definitivamente le speranze di un nuovo lavoro. Fino ad oggi, con l’uscita di “The endless river”.

Non è un caso che il disco sia il frutto di una rielaborazione di molte tracce già registrate nel 1993, quando Wright era ancora in vita, e poi lasciate a “decantare” per un successivo riutilizzo, quello che Gilmour e Mason hanno deciso di proporre oggi.

Devo essere sincero, al primo ascolto ho snobbato l’album….mi è sembrato un remake di musiche già suonate dai Floyd nella loro fase più bella, quella degli anni ’70, dove il lavoro dei quattro membri della band inglese ha raggiunto vette musicali ormai irraggiungibili. Il disco mi era sembrato quindi senz’anima, un’operazione commerciale….

Ma già dal secondo ascolto mi sono reso conto di una cosa: il disco è bellissimo!!! Quello che si può sentire è davvero il testamento musicale di Wright! Sembra incredibile poter ascoltare pezzi che riportano il sound dei Floyd ai fasti di un tempo. Questo accade soprattutto nei primi tre brani dove sembra di poter rivivere le emozioni di “Shine on you crazy diamond”…ma anche molti altri pezzi meritano di avere il marchio Pink Floyd. Sento già di amare anche “Allons-y”, “Autumn ’68”, “Asanina” e l’unica traccia cantata,”Louder than words”, con la bellissima voce di Gilmour e uno stupendo assolo di chitarra finale.

Wright e Gilmour
Wright e Gilmour

Non è e non sarà mai il capolavoro dei Pink Floyd; a mio avviso le vette dei dischi che vanno da “The dark side of the moon” a “The Wall” non saranno più raggiungibili; l’assenza di Roger Waters si sente, sia dal punto di vista musicale che lirico. Solo la sua presenza e il suo apporto avrebbe potuto far emergere questo lavoro fino al livello dei loro capolavori. Manca un tema unitario, un leitmotiv che ormai era caratteristica dei lavori dei quattro artisti…ma per questo c’è sempre voluto Waters, nessun altro.

Resta il fatto che il disco è molto molto piacevole! Anche Mason sembra aver riacquisito le sue capacità di un tempo…a tratti sembra addirittura possibile tornare con la mente a Pompei, a quel live unico nella storia e che tutte le persone dovrebbero conoscere!

Ascoltare questa musica resta un grande privilegio, soprattutto visto l’attuale (e misero) panorama musicale!

Shine on!

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Pink Floyd – Marooned

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Ho sempre amato questo brano tratto dall’ultimo disco di inediti dei Pink Floyd, The Division Bell, dell’ormai lontano 1994. Ritorno indietro nel tempo e ricordo di quando, ragazzino, frequentavo la prima e la seconda superiore. Sono passati davvero un bel po’ di anni ma il mio amore per la loro musica non è mai scemato, anzi. Pur restando un accanito watersiano ho imparato col tempo ad apprezzare le opere dove l’arte del genio creativo delle origini è assente. E in particolare, in questo brano, la chitarra di Gilmour e il piano di Wright si fondono in un tutto armonico di incomparabile bellezza. Recentemente il brano è stato arricchito da questo ottimo video che associa la musica alle rovine della città di Chernobyl, inducendo l’ascoltatore ad un’intima riflessione con la Storia e il ruolo dell’uomo sul pianeta.
Tra pochi giorni uscirà il nuovo disco dei Floyd, The endless river, dove saranno proposti brani composti durante le stesse sessions musicali che hanno portato a The Division Bell; sarà molto emozionante ritornare a sentire le note di Wright e compagni.

Noi e loro….Us and them, Pink Floyd masterpiece

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La storia della musica è disseminata da canzoni bellissime. Ma per quanto mi sforzi di cercare non riesco a trovare una sintesi così perfetta tra musica e parole come quella presente nelle musiche dei Pink Floyd. O, forse, l’ascolto ormai più che ventennale delle loro canzoni si è ormai imposto nella mia psiche in modo indelebile facendo impallidire qualsiasi altro brano.

Tra i vari capolavori floydiani spicca “Us and them”, dal pluripremiato disco “The dark side of the moon”; credo che in ogni abitazione dovrebbe trovarsi una copia di questo disco; in effetti, quando entro in casa di qualcuno, sono portato a sbirciare tra i libri e i cd presenti negli scaffali….mi dicono molto sulla personalità e sul modo di pensare del loro proprietario…e trovare i Pink mi rende sempre molto soddisfatto.

Us & Them, capolavoro assoluto nato dalla perfetta sintesi dei testi di Roger Waters e dalla musica di quel genio che è stato Richard Wright. Note dolcissime intervallate da lampi di violenza inaudita….il tutto accompagnato da un testo che ci fa capire come ogni essere umano sia uguale all’altro e come inutilmente combatta inesorabilmente una battaglia segnata dal nonsenso, giorno dopo giorno, in un percorso ciclico di schopenhaueriana memoria.

Come riuscire a non amare questa musica?!?

TESTO:

Us and them

and after all we’re only ordinary men
me and you
God only knows it’s not what we would choose to do
forward he cried from the rear
and the front rank died
and the General sat, and the lines on the map
moved from side to side

Black and blue
and who knows which is which and who is who
up and down
and in the end it’s only round and round and round
haven’t you heard it’s a battle of words
the poster bearer cried
listen, son, said the man with the gun
there’s room for you inside

Down and out
it can’t be helped but there’s a lot of it about
with, without
and who’ll deny it’s what the fighting’s all about
out of the way, it’s a busy day
I’ve got things on my mind
for want of the price of tea and a slice
the old man died

 

 

The Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains

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Che cosa stanno preparando i mitici????

Pink Floyd – Wish you were here – un inno all’amicizia

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Tra tutti i capolavori della mitica band inglese, oggi scelgo di condividere il brano che dà il titolo ad uno dei migliori album della storia della musica, “Wish you were here”. Difficile riuscire ad elencare la miriade di emozioni, sempre differenti, che suscita l’ascolto della canzone…tristezza, malinconia, felicità….è un inno all’amicizia, all’amore per il prossimo. Una presa di coscienza della caducità della vita, la consapevolezza che i problemi esistenziali sono, da sempre e per sempre, gli stessi per tutti…scrive Roger Waters:

We’re just two lost souls swimming in a fish bowl, 
year after year, 
running over the same old ground. What have we found? 
The same old fears, 
wish you were here. 

Poche righe, poche parole, un significato infinito….

About time…sul tempo!

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clocks
Il vortice del tempo – dal video di Time, dei Pink Floyd

And then one day you find ten years have got behind you, no one told you when to run, you missed the starting gun” così Roger Waters, nella splendida “Time” dei Pink Floyd ci ricorda come il tempo passi inesorabilmente senza farci rendere nemmeno conto del suo scorrere…quante volte abbiamo mancato quello “sparo di partenza” e quante volte lo mancheremo….il tempo è così, esso rimane sempre lo stesso mentre gli uomini passano….

Ma che cos’è il tempo? Agostino, nelle celebri “Confessioni“, rispondeva così: Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so”; dicendo questo il celebre vescovo di Ippona altro non faceva che sottolineare la forte soggettività che l’uomo vive di fronte al tempo; quante volte, infatti, ci rendiamo conto di come il tempo trascorra più o meno velocemente a seconda della situazione in cui ci troviamo? Certo,  grazie agli orologi noi possiamo misurare oggettivamente il tempo, dividendo il suo “passaggio” in ore, minuti, secondi….oggettivamente ogni minuto è uguale ad un altro…soggettivamente esso è molto diverso (proprio a questo proposito il celebre filosofo Bergson parlerà di “tempo spazializzato”, intendendo quello oggettivo e di tempo come “durata reale” intendendo il secondo, quello soggettivo).

Ma cosa sappiamo davvero sul tempo? La scienza odierna può davvero rispondere alle domande che l’uomo si pone 250px-Ouroborosda millenni? Il tempo scorre secondo una linea retta dalla Creazione verso il Giudizio Universale, come sostiene la tradizione cristiana? O scorre secondo un processo ciclico continuo, come ben raffigura l’Uroboro, il serpente che si mangia la coda? Le nostre azioni sono destinate ad essere valutate in vista di una vita “ulteriore” o come sostenevano gli Stoici tutti rinasceremo sempre allo stesso modo, dopo un’immensa “conflagrazione”, solo per  compiere per sempre le stesse azioni?

A ben pensarci, riprendendo e modificando leggermente la canzone dei Floyd, concludo dicendo che “The time is gone the POST is over, thought i’d something more to say”. 😉