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Sartre e la Nausea

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sartreHo appena finito di leggere uno dei più famosi romanzi del Novecento, “La nausea“, di Jean-Paul Sartre e devo dire di aver trovato un validissimo interlocutore per molte delle domande sull’esistenza che nascono nel corso della vita. Che cosa è la nausea? E’ quel sentimento che si avverte quando si capisce che l’esistenza non ha senso, che la nostra vita individuale è paragonabile a quella di ogni singolo oggetto artificiale presente nel mondo. La nausea è un sentimento talmente forte da far impallidire ogni singola esperienza passata, svuotandola di senso e gettando pesanti ombre sul possibile futuro che ci si pone dinnanzi.

Il protagonista del romanzo di Sartre, in soli 30 anni di vita, ha già avuto innumerevoli donne, viaggiato in località esotiche molto distanti dall’Europa, vive di rendita scrivendo libri. Una vita completa, addirittura “avventurosa” ma la Nausea, ad un certo punto, gli impedisce di “colorare” tale esistenza. Ha senso vivere? Esistono le avventure? Non è forse una sorta di commedia la vita? Scrive Sartre: “Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione“. Non c’è spazio per Dio, per il destino, per un senso di vita individuale. C’è indubbiamente molto pessimismo nelle posizioni del filosofo francese ma anche una lucida capacità di lettura del disagio che vive l’uomo contemporaneo. Un disagio fatto di un senso di incompletezza continuo, di insoddisfazione. L’insoddisfazione di esistenze che vivono continuamente il confronto con gli altri privandosi di un personale approccio alla vita, uniformandosi al “si dice”, abbandonandosi alla banalità della massa.

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L’uomo: creatura tra il tutto e il nulla

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PascalIl nome di questo blog riprende, come molti possono aver certo notato, il titolo dell’opera più famosa di Pascal, i cosiddetti “Pensieri” (ricordiamo che nella prospettiva del filosofo l’opera avrebbe dovuto avere come titolo “Apologia del cristianesimo”…). Che cosa sono i libri di filosofia se non “pensieri”, elaborazioni mentali strutturate su diverse tematiche, dalla logica alla teologia, dal diritto alla gnoseologia e così via?

Tra le più interessanti trattazioni filosofiche credo debbano annoverarsi quelle che riguardano l’uomo e il suo ruolo nell’universo, argomento che riguarda effettivamente ogni creatura umana, anche quella apparentemente più disinteressata. Non credo abbia molto senso vivere l’esistenza senza porsi le fatidiche domande sul perché della nostra presenza nella natura, sul nostro destino ultimo, sull’esistenza dell’anima, sull’aldilà…..essere uomini DEVE portare ad interrogarsi su queste questioni e ognuno di noi ha il compito di formulare delle risposte, pur avendo forse la certezza di non poter arrivare ad una soluzione univoca ad ogni problema.

Credo che una delle più riuscite immagini che descrivono al meglio la condizione dell’uomo nel mondo sia fornita proprio da Pascal, il quale si chiede: “Che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto con l’infinito, un tutto in confronto al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto“. E’ un’immagine estremamente efficace, quella che ci descrive come creature “mediane”, forme di vita destinate, per loro stessa natura, alla conoscenza ma anche incapaci di conoscere tutto. Esistenze incomparabilmente più grandi e complesse di una formica ma più piccole del più piccolo acaro in confronto alla totalità dell’universo!

Un universo che sempre da Pascal è descritto come una “sfera infinita il cui centro è ovunque, la circonferenza in nessun luogo“, metafora di sapore panteistico che ricorda da molto vicino Giordano Bruno e la sua filosofia.

Come porsi davanti a queste considerazioni se non con il massimo interesse? Possiamo fare a meno di confrontarci con esse? Ovviamente sì, possiamo scegliere di far finta che le domande non nascano spontaneamente dentro di noi, lasciar perdere e vivere la nostra quotidianità come se nulla fosse, come  gli “oggetti tra oggetti” di heideggeriana memoria. Oppure possiamo scegliere di assumerci la responsabilità di essere veramente uomini e cercare di dare il nostro contributo alla ricerca delle soluzioni alle grandi questioni della vita…ognuno di noi nasconde una scintilla di Sapere, sta a noi portarla alla luce!

Pensieri e azioni

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Auguste Rodin – Il Pensatore
Da un po’ di tempo un’idea mi frulla per la testa…siamo padroni dei nostri pensieri? Le immagini che si formano dentro la nostra coscienza sono pienamente sotto il nostro controllo o, in qualche modo, siamo costretti a subire le varie scene che il nostro cervello via via elabora? La mia risposta è NO! I pensieri fluiscono dentro di noi in modo incessante e portano alla coscienza immagini che sfuggono al nostro controllo; a volte sembra quasi di essere impotenti alla forza di certi pensieri che si attestano con prepotenza e permangono anche lungamente nella coscienza.

Perchè farsi una domanda del genere? Tematica fortemente esistenzialista che mi riporta ad Heidegger e alle sue considerazioni sull’esistenza. Il celebre filosofo tedesco affermava che ogni uomo è “gettato” nell’esistenza senza volerlo; ognuno di noi si ritrova a vivere in una dimensione temporale senza averlo scelto, deciso, e senza nemmeno aver contribuito in alcun modo a realizzarla.

A mio avviso anche molti pensieri hanno il carattere della “gettatezza”, nel senso che nascono senza una pre-decisione del soggetto pensante. Ovviamente non mi riferisco ai pensieri decisionali, quelli che portano poi ad azioni messe in atto con piena consapevolezza.

Ci sono pensieri che rimangono tali e altri che partecipano alla realizzazione di fatti, di azioni. Sostengo, però, una tesi…credo che a volte ci possa essere un grande iato tra i pensieri e le azioni. Dei pensieri non possiamo essere completamente padroni, delle azioni sì. Sono le azioni che mettiamo in atto nel mondo che devono essere valutate moralmente, più che i pensieri che per loro natura sfuggono ad un controllo razionale.

Le azioni sono il nostro “biglietto da visita” nel mondo, testimoniano la nostra condotta; quando agiamo dobbiamo sempre aver presente questo particolare, non esiste azione che non abbia ripercussione negli altri. Siamo individui collegati tra di loro come in una grande rete dove ognuno  rappresenta un ben definito punto. Nessuno è slegato rispetto al tutto. I pensieri possono anche essere negativi. Non dobbiamo permettere che lo siano anche le nostre azioni.