umanità

Album di Gian1979

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Istanbul - Fiori al Topkapi SarayiIstanbul - Entrata al Topkapi SarayiIstanbul - San Salvatore in Chora - MosaicoGenova - Panoramica dal santuario di San Francesco da PaolaSanta Sofia - MosaicoRimorchiatore nel mar di Marmara
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Per chi ha voglia di dare un’occhiata alle mie foto su Flickr! 😉

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Sartre e la Nausea

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sartreHo appena finito di leggere uno dei più famosi romanzi del Novecento, “La nausea“, di Jean-Paul Sartre e devo dire di aver trovato un validissimo interlocutore per molte delle domande sull’esistenza che nascono nel corso della vita. Che cosa è la nausea? E’ quel sentimento che si avverte quando si capisce che l’esistenza non ha senso, che la nostra vita individuale è paragonabile a quella di ogni singolo oggetto artificiale presente nel mondo. La nausea è un sentimento talmente forte da far impallidire ogni singola esperienza passata, svuotandola di senso e gettando pesanti ombre sul possibile futuro che ci si pone dinnanzi.

Il protagonista del romanzo di Sartre, in soli 30 anni di vita, ha già avuto innumerevoli donne, viaggiato in località esotiche molto distanti dall’Europa, vive di rendita scrivendo libri. Una vita completa, addirittura “avventurosa” ma la Nausea, ad un certo punto, gli impedisce di “colorare” tale esistenza. Ha senso vivere? Esistono le avventure? Non è forse una sorta di commedia la vita? Scrive Sartre: “Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione“. Non c’è spazio per Dio, per il destino, per un senso di vita individuale. C’è indubbiamente molto pessimismo nelle posizioni del filosofo francese ma anche una lucida capacità di lettura del disagio che vive l’uomo contemporaneo. Un disagio fatto di un senso di incompletezza continuo, di insoddisfazione. L’insoddisfazione di esistenze che vivono continuamente il confronto con gli altri privandosi di un personale approccio alla vita, uniformandosi al “si dice”, abbandonandosi alla banalità della massa.

Genova, tesori nascosti #2: il Volto Santo in San Bartolomeo degli Armeni

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Il Sacro Volto di Gesù
Il Sacro Volto di Gesù

Rieccomi a scrivere della mia città, Genova, e dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Oggi voglio parlare di una delle reliquie più straordinarie presenti nel capoluogo ligure, il “Sacro Volto” di Gesù, per secoli considerato l’immagine del vero volto di Cristo. Oggi, dopo molti studi, è ormai certo che trattasi di opera umana, un dipinto su tavola, ma la leggenda relativa alla  sua realizzazione è quantomeno interessante come anche le varie vicissitudini che la reliquia ha subito nel corso della storia.

Il campanile della chiesa di San Bartolomeo degli Armeni
Il campanile della chiesa di San Bartolomeo degli Armeni

Secondo la leggenda re Abgar di Edessa, molto malato, dopo essere venuto a conoscenza dei molti miracoli effettuati da Gesù decise di inviare al Salvatore un messaggero, Anania,  per invitare Gesù alla sua corte. Gesù, impossibilitato ad effettuare il lungo viaggio, decise di inviare al re un panno sul quale aveva impresso il suo volto. Il panno, ovviamente, cominciò subito a compiere miracoli e divenne una delle reliquie più preziose per la cristianità. Giunse dapprima a Costantinopoli nel corso del X secolo d. C. per poi arrivare a Genova per mano dei crociati che, nel 1204, portarono alla prima caduta della capitale dell’impero bizantino.

Oggi la preziosa reliquia si trova nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, interessantissimo luogo di culto posto nelle colline di

Genova, nella zona della circonvallazione a monte, vicino a piazza Manin; se dall’esterno l’edificio non tradisce la presenza di una chiesa, basta guardare un po’ meglio per vedere come ancora sia presente un interessantissimo campanile di origine medievale. All’interno, oltre al Mandylion, si possono vedere molte antiche lapidi in alcune delle quali è anche riprodotta la sacra immagine.

Come al solito, l’ennesima perla presente a Genova e sconosciuta ai più…

Lapide del 1468, preghiera davanti al Santo Volto
Lapide del 1468, preghiera davanti al Santo Volto

 

Istanbul: ponte tra Europa e Asia…il senso di una visita

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Istanbul - Il quartiere di Galata con la torre omonima costruita dai genovesi
Istanbul – Il quartiere di Galata con la torre omonima costruita dai genovesi

Erano anni che volevo visitarla e finalmente, durante le vacanze pasquali, sono riuscito a farlo: Istanbul, vero e proprio ponte tra due continenti, quello europeo e quello asiatico. Una città davvero multiculturale, dai molteplici aspetti, spesso tra loro quasi contraddittori ma uniti  in un tutto molto coinvolgente. 

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Una veduta della cisterna basilica

In poche città al mondo si può respirare cosi tanto la Storia, sì, quella con la S maiuscola…non ci sono parole quando ci si trova davanti alla straordinaria mole di Santa Sofia e ai suoi sontuosi interni…e che dire della magica atmosfera che si può respirare nella cosiddetta “cisterna basilica“, un’antica cisterna costruita ai tempi di Giustiniano oggi trasformata in un suggestivo luogo adatto alla contemplazione….Istanbul sorprende e accoglie il visitatore con le sue tradizioni e la gentilezza degli abitanti. Purtroppo tanta bellezza è proprio rovinata, almeno fino ad un certo punto, proprio dal turismo di massa, quel turismo impersonale che, a mio avviso, è sempre più imperante tra le persone…più di una volta ho potuto vedere persone che passeggiavano tranquillamente tra queste bellezze quasi senza alzare la testa, senza farsi pervadere da quello che chiamo il “senso della storia”.

Mura teodosiane, da qui Maometto II entrò a Costantinopoli nel 1453
Mura teodosiane, da qui Maometto II entrò a Costantinopoli nel 1453

Troppi turisti oggi, a mio avviso, visitano luoghi famosi per il solo gusto di visitarli, senza magari conoscere nemmeno le tappe fondamentali dello sviluppo storico di un sito, di una città….come poter davvero capire una città come Istanbul senza sapere che è stata la capitale dell’Impero bizantino? Senza sapere che nel 1453 è caduta nelle mani degli Ottomani guidati da Maometto II? Come mai migliaia di turisti si riversano nella Moschea Blu (splendida, sia ben chiaro) ma nessuno era presente dalla porta dalla quale Maometto II entrò nella città dopo averla a lungo assediata? 

Istanbul, ovviamente, non si esaurisce nei suoi monumenti ma è una città vibrante per la sua vivacità, frutto della presenza di circa 13 milioni di abitanti che, con le loro tradizioni, rendono la città più viva che mai. Impareggiabile passeggiare sul ponte di Galata e osservare i tanti pescatori in attesa di una pesca fruttuosa e i tanti venditori nella zona del bazar, sempre intenti a vendere i propri prodotti al prezzo più conveniente. Consiglio davvero a tutti una visita a Istanbul, forse una delle poche città che presenta un così interessante equilibrio tra elementi occidentali ed orientali.

L’uomo: creatura tra il tutto e il nulla

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PascalIl nome di questo blog riprende, come molti possono aver certo notato, il titolo dell’opera più famosa di Pascal, i cosiddetti “Pensieri” (ricordiamo che nella prospettiva del filosofo l’opera avrebbe dovuto avere come titolo “Apologia del cristianesimo”…). Che cosa sono i libri di filosofia se non “pensieri”, elaborazioni mentali strutturate su diverse tematiche, dalla logica alla teologia, dal diritto alla gnoseologia e così via?

Tra le più interessanti trattazioni filosofiche credo debbano annoverarsi quelle che riguardano l’uomo e il suo ruolo nell’universo, argomento che riguarda effettivamente ogni creatura umana, anche quella apparentemente più disinteressata. Non credo abbia molto senso vivere l’esistenza senza porsi le fatidiche domande sul perché della nostra presenza nella natura, sul nostro destino ultimo, sull’esistenza dell’anima, sull’aldilà…..essere uomini DEVE portare ad interrogarsi su queste questioni e ognuno di noi ha il compito di formulare delle risposte, pur avendo forse la certezza di non poter arrivare ad una soluzione univoca ad ogni problema.

Credo che una delle più riuscite immagini che descrivono al meglio la condizione dell’uomo nel mondo sia fornita proprio da Pascal, il quale si chiede: “Che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto con l’infinito, un tutto in confronto al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto“. E’ un’immagine estremamente efficace, quella che ci descrive come creature “mediane”, forme di vita destinate, per loro stessa natura, alla conoscenza ma anche incapaci di conoscere tutto. Esistenze incomparabilmente più grandi e complesse di una formica ma più piccole del più piccolo acaro in confronto alla totalità dell’universo!

Un universo che sempre da Pascal è descritto come una “sfera infinita il cui centro è ovunque, la circonferenza in nessun luogo“, metafora di sapore panteistico che ricorda da molto vicino Giordano Bruno e la sua filosofia.

Come porsi davanti a queste considerazioni se non con il massimo interesse? Possiamo fare a meno di confrontarci con esse? Ovviamente sì, possiamo scegliere di far finta che le domande non nascano spontaneamente dentro di noi, lasciar perdere e vivere la nostra quotidianità come se nulla fosse, come  gli “oggetti tra oggetti” di heideggeriana memoria. Oppure possiamo scegliere di assumerci la responsabilità di essere veramente uomini e cercare di dare il nostro contributo alla ricerca delle soluzioni alle grandi questioni della vita…ognuno di noi nasconde una scintilla di Sapere, sta a noi portarla alla luce!

About memory…sulla memoria

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image  Su invito di una mia cara amica, dopo aver scritto un post sul tempo ne scrivo uno affine, sulla memoria, facoltà straordinariamente importante e che accompagna l’uomo nella sua avventura nella vita. Cosa è la memoria?  Beh, la risposta è molto semplice, è quella facoltà che ci permette di ricordare gli eventi passati e che ci aiuta, sulla base dell’esperienza, a scegliere le nostre azioni del futuro. Come si potrebbe vivere, del resto, senza ricordi? Nel tempo ho scoperto che connesse alla memoria ci sono, diciamo così per dire, almeno due importanti patologie: l’amnesia  e l’ipermnesia. La prima, molto più conosciuta della seconda, riguarda l’oblio, la scomparsa dei ricordi, del passato; la seconda, al contrario, la totale permanenza degli eventi passati anche nella coscienza di tutti i giorni!
A volte credo che vivere senza troppi ricordi possa facilitare la vita e dare quel senso di scoperta quotidiana rispetto al tutto…a volte, infatti, vivere ricordando ci appesantisce perché assieme ai ricordi belli vengono a galla, purtroppo con più frequenza degli altri, le esperienze negative.

Ma vivere senza ricordi equivale a vivere senza storia, e chi è l’uomo, se non un “essere storico”? Noi viviamo nel tempo e lo trasformiamo in Storia, con le nostre azioni e con i nostri pensieri. Come al solito dobbiamo trovare un equilibrio e non cadere nelle maglie del passato, per non esserne invischiati; contemporaneamente non dobbiamo vivere solo per l'”oggi” ma ricordare chi siamo e dove stiamo “andando”.