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Animula vagula, blandula: le memorie di Adriano

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2011.02.21-memorie-di-adriano Da un po’ di tempo a questa parte mi è tornata una forte passione per lo studio della storia romana, soprattutto sul periodo dell’età imperiale. Da anni vedevo in libreria questo libro e ne ero sempre piuttosto incuriosito, anche perché spinto alla lettura attraverso consigli di amici.

Adesso che ho terminato il libro della Yourcenar, mi trovo assolutamente d’accordo nel definirlo un vero e proprio capolavoro! Inizialmente la lettura non è semplice, ci vuole un po’ di allenamento per entrare appieno nella mente di “Adriano” ma con una certa pazienza si finisce per essere catturati dalle vicende dell’imperatore, completamente immersi nell’antichità.

La Yourcenar è riuscita davvero a scrivere un libro che ha il grande merito di riportare in vita il tempo della Roma imperiale del II secolo d. C. con una ricostruzione delle vicende quasi maniacale. Dove le fonti non arrivano, la scrittrice ha sopperito con sagacia e maestria a riempire, con episodi verosimili, quanto ormai obliato dalla Storia.

Come dicevo, lettura non facile, che richiede anche una certa conoscenza della società del tempo senza la quale alcune sfumature vengono purtroppo perdute.

Un libro che mi sento di consigliare soprattutto a quelle persone che vogliono approfondire la conoscenza degli usi e dei costumi dell’antica Roma senza pregiudizi e capaci di apprendere anche fatti che i più riterrebbero “scomodi”, soprattutto perché non raccontati nei classici libri di storia del liceo (ma forse anche universitari!).

Seneca, l’arte di vivere felici

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220px-Seneca Il De vita beata di Seneca è un’opera che consiglio a tutti poiché densa di utili spunti per la vita quotidiana di ogni uomo. L’opera illustra chiaramente i principi della morale stoica e, soprattutto, la personale reinterpretazione del filosofo di Cordova dei capisaldi di tale scuola filosofica.

Il fine della vita è posto, semplicemente, nel raggiungimento della felicità…“tutti aspiriamo alla felicità, ma, quanto a conoscerne la via, brancoliamo come nelle tenebre”. Non è facile comprendere quale sia la strada da intraprendere per arrivare alla felicità, ma per poterla percorrere bisogna, innanzitutto, “avere ben chiaro quel che vogliamo”. La meditazione personale, quindi, è la prima tappa da prendere in considerazione  per poter giungere alla felicità; Seneca esclude a priori la possibilità di raggiungere la felicità seguendo l’opinione dei più, l’opinione della massa: “sono gli esempi degli altri che ci guastano: solo se sapremo tenerci lontani dalla moltitudine potremo salvarci”. 

Ma non dobbiamo pensare che il modello di vita stoico debba essere votato all’ascetismo bensì alla quieta accettazione della vita che si prospetta nel corso della nostra esistenza terrena. Accettazione vuol dire prepararsi alle possibilità che ci attendono nel futuro in modo da essere pronti a qualsiasi evento, positivo o negativo che sia.  Non vuol dire privarsi di un certo benessere ma nel saper dominare il mondo degli oggetti senza esserne dominati; alle critiche che la società poneva nei confronti dello sfarzoso stile di vita del filosofo, Seneca risponde che “il sapiente […] tiene le ricchezze presso di sé come sue schiave, lo stolto, invece, come sue padrone”.

Insomma, una miniera di perle di saggezza, di ideali da perseguire, non necessariamente raggiungibili ma da porre come fari nelle tenebre, mete da tenere salde; a proposito, Seneca ricorda che “il coltivare salutari inclinazioni è di per sé lodevole, indipendentemente dai risultati che si possono conseguire”. 

Anche con la lettura di questa splendida opera, come spesso accade leggendo le opere dei maestri del passato, si può sperimentare, con grande profondità, un confronto con un uomo “antico” su temi molto “contemporanei”. Che cosa è la filosofia, infatti,  se non uno straordinario dialogo senza tempo con la mente dell’uomo?